L’Industria Del Cashmere Esposta: Le Capre Piangono Dal Dolore In Un Nuovo Video Grafico

 

Per pubblicazione immediata:

16 maggio 2019

Contatto:

Sascha Camilli +44 (0) 20 7923 6244; [email protected]

L’INDUSTRIA DEL CASHMERE ESPOSTA: LE CAPRE PIANGONO DAL DOLORE IN UN NUOVO VIDEO GRAFICO

L’indagine di PETA Asia che ha convinto H&M ad abbandonare la fibra ottenuta in maniera crudele

Roma – Un nuovo video indagine di PETA Asia effettuato negli allevamenti di cashmere nei macelli in Cina e Mongolia – i due Paesi responsabili per il 90% della produzione mondiale di cashmere – mostra lavoratori bloccare le capre terrorizzate e torcere i loro arti mentre gli strappavano il pelo utilizzando dei pettini di metallo affilati.

Le capre insanguinate dal processo di rimozione del pelo non ricevevano alcun tipo di antidolorifico o cure veterinarie – un lavoratore ha semplicemente versato del vino di riso sulla ferita dell’animale. In Cina, le capre ritenute non più redditizie venivano macellate dopo essere state colpite sul capo con un martello dai lavoratori, nel tentativo di stordirle. E in Mongolia, i lavoratori le trascinavano al mattatoio per una zampa, prima di sgozzarle di fronte alle altre capre. Alcune si muovevano ancora dopo minuti.

H&M – il secondo principale rivenditore di abbigliamento al mondo – ha accettato di vietare il cashmere “convenzionale” (l’unico tipo venduto dal marchio) a seguito dell’indagine. ASOS aveva vietato il cashmere a seguito di discussioni con PETA, e dopo aver ricevuto le scoperte di questa nuova indagine, la società ha effettuato l’ultimo passo di rimuovere tutto il rimanente stock di cashmere da proprio sito.

“Il pelo delle capre terrorizzate viene strappato, e poi gli animali vengono colpiti con martelli e percossi a morte – tutto questo per creare maglioni e sciarpe di cashmere,” racconta la direttrice di PETA, Elisa Allen. “PETA incoraggia tutti I rivenditori a seguire H&M e ASOS nell’abbandonare il cashmere e chiede ai consumatori si lasciare i capi prodotti in maniera crudele negli scaffali.”

Il cashmere ha inoltre il maggiore impatto ambientale rispetto a qualsiasi fibra di derivazione animale. Le capre hanno un appetite vorace, e poiché consumano le radici delle piante (che ne impedisce la ricrescita), i fragili pascoli si stanno trasformando in deserti, che contribuisce a un inquinamento pericoloso così denso da raggiungere il Nord America.

PETA nota che sono ampiamente disponibili materiali vegani caldi e alla moda – inclusi bambù, Tencel, canapa, modal, viscosa, cotone biologico e cashmere di soia (che è un sottoprodotto dallo scarto della produzione di cibi di soia).

Il gruppo – il cui motto recita, in parte, che “gli animali non sono nostri da indossare” – è contrario allo specismo, che è una visione del mondo basata sulla supremazia umana.

Per maggiori informazioni visita PETA.org.uk.

#